[School] La fotocamera non mente mai (parte 1)

July 07, 2013  •  Leave a Comment

Oggi più che mai ci è richiesta una grande abilità nell'interpretare una fotografia, un film, in generale immagini. Negli ultimi decenni, con l'avvento del digitale, proprio mentre le tecnologie legate alle fotocamera venivano migliorate, centinaia di milioni di persone in giro per il mondo, iniziavano a creare miliardi di immagini. La crescita della vendita delle fotocamere digitali, partita intorno al 1995, immediatamente incrementò il numero di fotografie, di immagini create, di scene catturate. Secondo una stima della 'Lyra Research' (http://www.lyra.comil numero delle immagini prodotte dai possessori di fotocamere digitali nel 2008 ha raggiunto approssimativamente  200 miliardi.

Facciamo un passo indietro. Da sempre il genere umano ha fatto uso delle immagini per rappresentare eventi o luoghi, fatti o persone. Se guardiamo un dipinto sappiamo che è stato realizzato durante un periodo di tempo più o meno lungo, che il soggetto si è messo in posa e che le forme rappresentate e i colori utilizzati sono frutto della visione dell'autore e della propria personalità. Con la fotografia accadono cose simili, ma anche altre diverse.

In merito all'uso della fotografia, nel considerare la foto un documento storico, bisogna porsi alcune domande: cosa è accaduto un millisecondo prima dello scatto? e un istante dopo? cosa sta accadendo a destra e sinistra, sopra e sotto del fotogramma durante lo scatto?

Se guardiamo al presente, il XXI secolo, il numero di immagini catturate sono tali da poter affermare che la futura ricostruzione storica del presente sarà supportata, per la prima volta, da un quantità enorme di fotografie che dovrebbero in qualche modo aiutare, semplificare e migliorare il lavoro degli storici. Ma in realtà il lavoro degli storici potrebbe rivelarsi altrettanto difficile se pensiamo che la fotografia spesso è stata utilizzata per scopi propagandistici, per manipolare le masse  o più semplicemente per modellare le opinioni personali su un determinato fatto.

Proviamo ad analizzare la foto di lato. Un uomo in uniforme tenta di strappare dalle mani di un bambino un'oggetto che sembra sia una bandiera. Dove ci troviamo? Che sensazioni ci trasmette questa foto? che cosa comunica? In realtà la foto è incompleta e in alcuni casi è stata pubblicata con questo taglio particolare.

Questa foto, realizzata dal fotografo Matt Herron nell'estate del 1965, vinse il World Press Photo. La foto fu scattata all'ingresso della sede del Governatorato dello Stato del Mississipi in Jackson. Il bambino di 5 anni si chiama Anthony Quinn e con sua madre Ailen Quinn tentavano inutilmente di essere ricevuti dal Governatore Paul Johnson per protestare contro l'elezione di 5 membri del congresso, eletti in un distretto dove ai neri non era permesso di votare. Non ricevute si sedettero sui gradini dell'ingresso. Il poliziotto ritratto nella foto si chiamava Hughie Kohler. Nel momento in cui Kohler tentò di confiscare la bandiera la signora Quinn urlò al figlio di non lasciarla. A queste parole Kohler andò su tutte le furie fino al punto di strattonare il bambino dai piedi.

Durante le proteste per i diritti civili negli Stati Uniti del sud, la bandiera americana divenne un simbolo potente di supporto all'integrazione razziale. I 'Suddisti' che attuavano la segregazione razziale spesso esponevano le bandiera degli stati confederati. Si registrarono casi in cui la gente venne prelevata dalle proprio auto picchiati da alcuni poliziotti solo per aver esposto una bandiera americana sulle targhe.

Questa foto, da allora, è considerata un'icona della storia americana degli anni 60 e il poliziotto il simbolo della parte "cattiva" negativa della società americana. Qualche anno fa sul Jackson Daily News apparve il necrologio della morte di Kohler: faceva riferimento a questa foto e dichiarava che Kohler da quel giorno aveva vissuto ogni istante della sua vita con profondo rammarico per il gesto che aveva compiuto.

Una delle possibili interpretazioni di questa immagine ha trasformato il poliziotto immortalato dalla fotocamera di Herron coma una figura emblematica, simbolo di una parte della società americana peggiore, durante uno dei tanti atti di violenza quotidiana nei confronti di donne, uomini e bambini afroamericani.

In realtà se avessimo avuto l'opportunità di conoscere meglio il poliziotto, la sua vita personale e del perché era arrivato a perdere la testa in quel momento, tutto ciò non sarebbe successo. E non abbiamo nemmeno le prove che l'agente Kohler fosse a favore della segregazione razziale. Kohler tentava di requisire la bandiera così come aveva fatto con un cartello pochi istanti prima un suo collega.

(continua)

 


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